Omeopatia

L’informazione ci cura.

L’omeopatia è una metodica di cura delle malattie  fondata dal medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843), che si pone in antitesi alla medicina tradizionale. La terapia omeopatica è basata su preparazioni assai diluite i cui effetti potrebbero essere avvertibili a medio-lungo periodo.

Non possiamo entrare nella secolare disputa se tale metodica sia efficace o meno nella cura delle malattie, ma vogliamo unicamente fare chiarezza sulla composizione e sulla origine di alcuni prodotti omeopatici.

L’omeopatia si avvale della naturale reazione del corpo per combattere le malattie e quindi suscita la istintiva convinzione che alla base vi sia anche il rispetto della natura e degli animali in particolare.

Purtroppo ciò non corrisponde a verità, in quanto alcuni prodotti omeopatici sono ottenuti attraverso lo sfruttamento e la soppressione di esseri viventi.

Preliminarmente occorre precisare che le preparazioni secche sono in generale composte da principio attivo assorbito da granuli o globuli contenenti saccarosio e lattosio, lo zucchero presente nel latte.

Vi è quindi un problema per gli intolleranti al lattosio, ma anche per chi ha deciso una dieta strettamente vegana, che dovranno assumere solo prodotti omeopatici in diluizione liquida.

I principi attivi o tintura madre sono prevalentemente ricavati da erbe o altri vegetali, da composti chimici, da minerali, ma anche da animali.

I preparati di origine animale possono contenere:

a) animali interi (Apis, Formica rufa, ecc.);

b) prodotti fisiologici derivati da animali (veleno di rettili o anfibi e secrezioni di alcuni molluschi, es. Lachesis, Bufo, Sepia, ecc.);

c) sostanze derivate da tessuti malati di animali;

d) organi liofilizzati di animali prelevati da animali sani.

L’elenco è sufficiente a mettere in guardia chi si accosta all’omeopatia, ma non vuol rinunciare ai propri principi di rispetto degli animali e di rifiuto all’assunzione di ogni elemento di origine animale.

Anche chi è soltanto zoofilo non vegetariano dovrebbe considerare che nel processo di produzione dei preparati omeopatici gli animali sono comunque sottoposti a detenzione, costrizione e soppressione. Quindi prima di assumere preparati omeopatici dovrebbe approfondirne attentamente l’origine.

Ritengo che la scelta “non vegetariana” da parte di persone zoofile sia dovuta alla coesistenza di vero affetto verso gli animali, ma anche di abituali consumi di carne e di altri prodotti animali, che tali persone non hanno voluto o non hanno saputo modificare, dimenticando che gli animali degli allevamenti sono del tutto simili a quelli amati e tenuti nelle loro case. Oppure, per “semplicità” non si sono posti il problema della atroce filiera della produzione degli alimenti di origine animale, ancorché essa sia oggettivamente e facilmente documentabile in ogni fase, con piccoli sforzi di approfondimento delle informazioni di pubblico dominio.

Trattando di farmaci e di animali, colgo l’occasione per aggiungere una informazione riguardante aspetti della salute degli animali reclusi negli allevamenti intensivi e conseguentemente della qualità degli alimenti prodotti.

Attualmente gli allevamenti intensivi sono quelli che producono la grande maggioranza di prodotti di origine animale. La elevata densità degli animali li rende del tutto incapaci a resistere in maniera naturale alle malattie infettive. Per interessi commerciali, e non per la salute degli animali, si evita il rischio di epidemie con applicazioni indiscriminate di antibiotici, di cortisonici, di anabolizzanti, di immunomodulatori, di antiparassitari che comportano l’alterazione non solo dei singoli individui ma anche della loro stessa specie. Inoltre il ricorso alla medicazione di massa accresce il problema dei residui farmacologici nei prodotti adibiti al consumo umano (carne, latte, uova, ecc.), nei quali l’assenza assoluta di residui farmacologici non potrà mai più essere garantita. Per dare la dimensione di un fenomeno ormai generalizzato, in media le spese dei farmaci possono raggiungere in certi casi anche 1/5 del valore degli animali e conseguentemente determinano l’incremento del costo finale dell’alimento derivato, deprimendone la qualità. In altre parole, l’allevamento di massa procura grandi sofferenze agli animali e non è idoneo alla loro salute, quindi fornisce alimenti scadenti per la salute del consumatore finale.

Per superare tale problema, viene spesso ipotizzato il ricorso a farmaci omeopatici, la cui efficacia, anche in questo caso, non è ancora dimostrata.

La soluzione più opportuna per il miglioramento della condizione animale e per evitare dannose conseguenze alla salute dell’uomo è soltanto quella di non consumare gli alimenti di origine animale, adottando una salutare alimentazione vegana, cioè una dieta vegetariana priva di qualsiasi elemento di origine animale.

Ricordiamoci che grandi ricercatori come il Prof. Veronesi, hanno adottato una dieta vegetariana quando ancora il problema della alterazione dei prodotti di origine animale non era macroscopico come è attualmente.

Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se un giorno di colpo cessasse totalmente il consumo di prodotti di origine animale? Vi sarebbero conseguenze economiche che metterebbero in crisi interi segmenti produttivi e commerciali. Ecco perché non viene adeguatamente comunicata la scarsa qualità di tali prodotti e la scelta vegetariana non è incentivata. Ma tali omertosi silenzi rendono anche voi oggetti da allevamento intensivo anziché soggetti consumatori consapevoli.

In generale, aggiungo che quasi ogni forma di allevamento in Italia è destinatario di agevolazioni e contributi che escono dalle tasche del fisco e prima ancora dalle tasche nostre. Aggiungo, altresì, che altro denaro pubblico viene sperperato in campagne pubblicitarie di iniziativa ministeriale per incentivare il consumo di carne e di pesce, creando voci di spesa che gravano sul bilancio statale e quindi ancora sulle nostre tasche. In conclusione il consumo di alimenti insalubri viene pagato dai cittadini volontariamente alla cassa del supermercato e coattivamente con il prelievo fiscale, un ulteriore motivo per non concordare su “pagare le tasse è bello”, in particolare per noi vegetariani.

«Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani.» (Lev Tolstoj, 1828-1910)

Marco Ciuti