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Animalisti senza politici, una prospettiva miope.

Si è conclusa da circa due mesi la consultazione elettorale per la formazione del nuovo parlamento italiano. A mio avviso il risultato generale appare desolante, con politici che stanno confermando tutta la loro incapacità di interpretare in modo positivo la volontà espressa dagli elettori. Pur incassando il premio di maggioranza che agevola in modo sostanziale la governabiltà, anche a costo di penalizzare una genuina democrazia, non si intravede alcuna guida che possa farci confidare in una  affidabile strategia per uscire da questo periodo molto problematico.

Ma a parte questa evidente zavorra della classe politca, quello che colpisce maggiormente il mio sentimento animalista è l’ulteriore prova di scarsa rappresentatività dei nostri movimenti e associazioni. Non so decidere se è peggio un’associazione che si dichiara fuori da ogni contatto politico, oppure un rappresentante prescelto che non venga proposto in modo efficace ai possibili simpatizzanti.

E’ plausibile che a un politico “medio” i principi dell’animalismo interessino solo marginalmente, cioè solo per completare il suo “set di spazzole” ovvero per consentirgli “sparate più disparate”. Quindi non potremo aspettarci che sia lui seriamente interessato a rappresentarci, né noi saremmo felici di farci rappresentare così strumentalmente.

Posso capire quanto sia difficile convincere i politici ad adottare un’idea che per quanto sia elevata e lungimirante, non porta alcun interesse economico, ma anzi li oppone a potenti e munifiche lobbies.

Posso anche capire quanto sia fastidioso dedicare qualche parte del nostro prezioso tempo ad aggirarsi nei corridoi dei partiti, ma a noi convinti animalisti deve interessare moltissimo far sentire la nostra voce nelle sedi legislative.

Anche in questa occasione elettorale, da parte delle più credibili e rappresentative associazioni animaliste, si è verificata una assolutamente inadeguata preparazione della comunicazione verso il mondo animalista, che credo sarebbe stato invece attentissimo a quelle segnalazioni se fossero state emesse. Alcune segnalazioni invero ci sono state, ma in modo assolutamente sporadico ed episodico, affidate più al verificarsi di fortunate circostanze che ad un piano sistematico, organizzato ed approfondito per tempo.

Perché scrivere su un fatto ormai passato sul quale non vi è attualmente alcuna possibilità di incidere?

Per primo, perché è possibile, se non addirittura probabile, che tra qualche mese si ritorni al voto con facoltà di esprimere preferenze. Quindi vorrei evitare che qualche nostro amico animalista poco informato si trovi a votare, ad esempio, tipi come Giovanardi (pdl).

Per secondo, perché credo che dobbiamo deciderci, noi animalisti, se il piano politico ci interessi o meno.

Personalmente ritengo schizoide dedicare all’animalismo una gran parte del nostro tempo e delle nostre risorse fisiche ed economiche, poi, al momento del voto, comportarci come un qualsiasi altro cittadino, a cui dell’animalismo non potrebbe importare di meno.

Le associazioni più rappresentative dovrebbero porre tutta la loro attenzione al sopra indicato quesito, come priorità qualificante e permanente.

Poiché la chiarezza è d’obbligo quando in gioco vi sono gli interessi di esseri indifesi e già crudelmente sopraffatti, provo ad esporre i termini della questione, come da me percepiti.

La nostra Società è basata su una struttura normativa capillare. Tutto si svolge in base a minuziose disposizioni di leggi, regolamenti, decreti, delibere, disposizioni, documenti e controlli burocratici di ogni tipo. Tutti coloro che agiscono in concreto per alleviare qualche disperato caso sono ben consci delle enormi difficoltà affrontate quotidianamente nella giungla normativa.

L’animalismo propone modifiche di notevolissimo impatto sociale. Auspicarne l’applicazione senza aver curato la nostra presenza nelle sedi in cui le disposizioni vengono formulate a livello nazionale o locale, mi sembra presupposto per una eterna sconfitta.

Sono talvolta sorpreso dalla convinzione di animalisti supercoscienziosi e supercoraggiosi che attribuiscono maggiore importanza alla sensibilizzazione della base della nostra Società attraverso un approccio sostanzialmente individuale o, al massimo, collettivo, invece che a livello nazionale.

Al riguardo suggerisco di iniziare da semplici domande:

  • quanti cittadini posso contattare?
  • quanti si convinceranno?
  • quanti, una volta convinti, sapranno liberarsi dalla inerzia e modificare il loro comportamento?
  • quanti sapranno a loro volta convincere altri?

Se per risposta poniamo dei numeri realistici ad ogni domanda, vediamo che i risultati in termini di salvezza di vite animali saranno elevati per il loro profilo morale e simbolico, ma modesti se rapportati alla immane oppressione e carneficina di esseri viventi che si svolge in ogni minuto della nostra esistenza.

Conseguentemente è d’obbligo valutare l’altra opzione.

Le adesioni alle ricorrenti petizioni per la salvezza di animali sono assai numerose, molto di più di quanto siano i già numerosi vegetariani e vegani. Ciò dimostra che il mondo animalista nella sua variegata composizione può avere un impatto elettorale notevolissimo.

Per l’italiano medio, è più facile dare il voto ad un rappresentante animalista che abbandonare l’abitudine di mangiare carne, oppure è più semplice dare il voto a “no alla caccia” piuttosto che rifiutare il piatto di selvaggina.

Poco importa se vi sono comportamenti incoerenti, importante è avere rappresentanti che possano proporre e sostenere leggi salvifiche per gli animali. Ricordiamo che uno dei referendum per l’abolizione della caccia conseguì oltre l’80% dei consensi a livello nazionale.

Allora la domanda cruciale è:

  • come costruire intorno alla sofferenza animale un cordone di provvedimenti normativi in grado di intervenire con efficacia e rapidità su numeri significativi di oppressi?

La risposta è:

  • con la rivoluzione o con il parlamento.

Esclusa ovviamente la prima, eccoci tornati al punto di partenza. Senza una rappresentanza politica del mondo animalista che sia ben strutturata nel tempo e raccolga anche i voti delle centinaia di migliaia di animalisti “in sonno” la battaglia è persa in termini generali.

In occasione di una prossima tornata elettorale con la ripristinata la facoltà di scelta dei candidati, appare ancor più necessario che le associazioni individuino e propongano nominativi per ciascuna circoscrizione e ciascun collegio elettorale, in modo che ognuno di noi abbia una chiara indicazione sulle preferenze da esprimere.

Prego vivamente tutti coloro che si trovano in posizione di vertice a livello di associazioni locali o nazionali ad organizzarsi tempestivamente affinché un tale risultato sia ottenuto e comunicato in modo efficace attraverso i potenti mezzi informatici, a basso costo ed elevata diffusione. Diversamente molti esseri innocenti continueranno ad essere sacrificati per la nostra inettitudine che, unitamente alla nostra modesta capacità economica, ci condanna definitivamente alla irrilevanza sociale.

MARCO CIUTI

Animalisti senza politici, una prospettiva miope.
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