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Ed è di nuovo Natale. Le luci i colori i suoni, l’atmosfera tutta, assumono particolare rilievo in questo periodo in cui tutto sembra magico ed innaturale e l’aria che si respira non è quella di sempre, quella della quotidianità, della routine. Anche chi come me, vive questo momento in disilluso ateismo, non può fare a meno di sentirsi per un attimo in simbiosi con gli altri e provare sulla sua pelle questo clima di magico mistero che pervade un po’ tutti.

E gli animali proprio a Natale sono particolarmente festeggiati. Sono loro i principali protagonisti di questa festa, regalati ai bambini sotto forma di peluches, di cavalli a dondolo, di giochi istruttivi, o, asserviti all’uomo, arricchiscono il presepe con la loro presenza, (anche se ora la sensibilità acquisita verso di loro e la consapevolezza delle inaudite violenze cui sono oggetto da parte della specie umana mi fa guardare con disgusto perfino ai re magi che arrivano a dorso di cammello per portare i loro doni al bambino gesù).

Loro scaldano da duemila anni ormai con il loro fiato, la sacra famiglia nella grotta di Betlemme, o vengono portati in dono sulle spalle dei pastori, o ancora, nelle tradizioni natalizie, trainano la slitta di babbo natale. E sempre a Natale gli animali acquistano voce e ci parlano, esprimendo le loro emozioni (secondo interpretazione umana) nelle moltissime fiabe che li vedono protagonisti, nei films che nei giorni natalizi imperversano sulle le televisioni, nei cartoni animati che divertono tutti grandi e piccini.

Perfino gli scrittori hanno speso milioni di parole sulla spiritualità di questa festa e sul suo significato innegabilmente fatato. E tutti, ma proprio tutti, concordano sul fatto che il Natale è la festa della bontà per eccellenza.

Eppure proprio il Natale, come tutte le feste cristiane, si rende complice del massacro di miliardi di esseri innocenti che finiranno loro malgrado sulle nostre tavole e nelle nostre avide bocche.

Già, perché i dati parlano chiaro, a Natale come a Pasqua i macelli lavorano ininterrottamente, e fanno pure gli straordinari, il sangue continua a scorrere a fiotti, le grida degli animali rimangono come sempre inascoltate, relegate nei luoghi più reconditi delle nostre città, lontano dagli occhi, lontano dal cuore, rendendo ipocrita e falsa una festività che paradossalmente parla di amore e altruismo verso il prossimo ma concede, legittima e anzi giustifica la violenza e l’assassinio di creature che altra colpa non hanno se non quella di non essere nati umani.

E allora viene da dire, ma se proprio il Natale, che dovrebbe portare con sé un messaggio di pace e amore verso tutti, si rende complice e artefice di questo inaudito massacro di cui nessuno parla e che tutti fanno finta di non conoscere, quale altro momento sarà più idoneo per diffondere la pietà e l’empatia verso tutti i viventi? Se a Natale mentre la bontà dell’uomo viene decantata, celebrata e messa in primo piano, paradossalmente l’umanità riversa sui più deboli tutta la crudeltà di cui è capace, quale speranza potremo avere in un mondo più giusto per tutti dove la prepotenza viene bandita e la vera solidarietà trionfa?

Milan Kundera nel suo libro L’insostenibile leggerezza dell’essere dice:

La vera bontà dell’uomo si può manifestare in tutta purezza e libertà solo nei confronti di chi non rappresenta alcuna forza.
Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo) è il suo rapporto con coloro che sono alla sua mercé: gli animali.
E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri.

E mai parole furono più vere! Sta a noi farle nostre, sta a noi comprenderle nel loro significato più profondo, sta a noi farci quell’ esame di coscienza che ci può portare verso il cambiamento interiore e indurre a percorrere la strada che ci guiderà alle nostre origini quando ancora non eravamo corrotti e avidi e l’uccisione di un altro in un mondo duro e ostile, aveva solo il significato di sopravvivenza. Sta a noi ritrovare il rapporto con gli altri animali con i quali siamo indissolubilmente legati da un vincolo antico come la notte dei tempi, mai interrotto, ma degenerato nel corso dei secoli, un rapporto che per cupidigia abbiamo trasformato in sopraffazione, prevaricazione e sfruttamento nei loro confronti.

E allora rendiamo lo spettacolo del Natale un modo per ritrovare questo rapporto indissoluto ed indissolubile con le altre specie viventi perché solo attraverso esso abbiamo la possibilità di riconoscere noi stessi e la nostra animalità, ciò che eravamo e ancora siamo.

 

Ivana Ravanelli

 

GLI ANIMALI E L’IPOCRISIA DEL NATALE
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