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Dunque, tutte le maggiori testate giornalistiche hanno coperto il caso, perlomeno nella loro versione online. La notizia e’ stata spalmata, condivisa e ricondivisa su tutto Facebook. Tuttavia, se qualcuno non avesse sentito dell’accaduto, eccone una sintesi: una studentessa dell’Universita’ di Bologna, gravemente malata, si e’ proclamata sul social network a favore della sperimentazione animale. Molte persone sono state poco contente del fatto, alcune si sono spinte ad insultarla e augurarle la morte.

I media sono scattati, e la notizia e’ stata immediatamente che i “fanatici animalisti” hanno linciato la povera ragazza innocente.

Ora, mettiamo subito le cose in chiaro: gli augurii di morte sono deprecabili, e mi disassocio da simili atti. La situazione della ragazza e’ difficile e complicata, come la vita e’ il piu’ delle volte. Non mi permetterei mai di augurare ad una persona peste e corna per un’opinione.

Vorrei comunque commentare la vicenda, perche’ vi e’ molto da imparare da cio’ che e’ successo. Poiche’ tanti sono gli elementi interessanti, io ne affrontero’ in particolare cinque: questo non significa che non vi sia altro da dire, ma e’ cio’ che ritengo piu’ condivisibile.

Ulteriore chiarimento: evitero’ di citare le testate da cui ho tratto i fatti e i commenti in particolare poiche’ al giorno d’oggi hanno tutte, chi piu’ e chi meno, un’affiliazione politica. Non vorrei che il mio trarre piu’ dall’una che dall’altra facesse intendere una preferenza e quindi un’agenda politica di fondo o chissa’ che altro. Ma vi posso assicurare che l’articolo e’ scritto con davanti almeno tre articoli scritti presi dai siti ufficiali di almeno tre giornali di larga tiratura. Non si parla de “Il Gazzettino di Sassoborgo Minore” o cose simili, questo evento ha avuto l’attenzione della nazione intera.

– Punto A (decisamente il piu’ importante): Chi ha insultato la ragazza e’ a mio parere nel torto. Non e’ lei ad uccidere. Certo, supporta un’ideologia che uccide, ma cosi’ fanno milioni di persone in situazioni assai piu’ semplici. Il problema, per l’appunto, sta nell’innata infantilita’ della seguente considerazione, che puo’ riassumere grossomodo il pensiero comune in materia: se non uccidessimo animali, allora degli esseri umani morirebbero. Si fa sempre leva sull’esistenza di un’alternativa quando si parla di vivisezione: ma se i sostenitori di tale pratica avessero ragione, e tale alternativa sarebbe di fatto non-esistente? Cio’ invaliderebbe il nostro punto di vista? Assolutamente no. Perche’ la questione e’ assai piu’ triste: la vita e’ intrisicamente ingiusta. Noi si vuole renderla meno ingiusta, ma la vita di per se’ e’ piena di sofferenza e tragedie inevitabili. Una persona nasce sana e quella dopo nasce cronicamente malata, senza nessuna colpa. Ma la risposta ad una tale ingiustizia non puo’ e non deve essere un moltiplicatore di miseria: non si puo’ scaricare la propria sfortuna sulle spalle di esseri indifesi, moltiplicandola esponenzialmente.Lei non e’ colpevole di essere nata malata: allo stesso modo un topo non e’ colpevole di essere nato non-umano. Ora, c’e’ un detto dalle mie parti che non posso ripetere qua per l’eccessiva volgarita’, ma che si potrebbe tradurre con “sono tutti capaci di essere generosi con i beni degli altri”: questa e’ una delle maggiori accuse volte a chi non simpatizza con questa ragazza. Ma e’ esattamente quello che si sta facendo: sono tutti capaci di sostenere che una quantita’ indefinita (ma sicuramente maggiore di dieci) di topi debba morire per lei. Bella forza, nessuno di voi e’ un topo, facile per voi dichiararli martiri e continuare con la vostra vita. Ed e’ anche facile sostenere che nei suoi panni faremmo tutti le stesse scelte, ma questa e’ solo una giustificazione ed e’ possibile solo perche’ il diritto alla vita di un animale non viene riconosciuto in alcun modo. Vogliamo fare un esempio? Supponiamo che una persona uccida un’altra persona perche’ il figlio necessita di un trapianto di organi e nessun donatore e’ disponibile: nessun tribunale lo assolverebbe. Eventuali attenuanti potrebbero venir considerati, e non sarebbe giudicato con la stessa severita’ di un omicidio gratuito, ma nessuno lo dichiarerebbe perfettamente innocente e libero. Perche’ la tragedia che ha colpito suo figlio non e’ giustificazione per crearne delle altre.

– Punto B: la ragazza fa un sacco di affermazioni forti anche in ambito scientifico e altre decisamente sbagliate in ambito etico, arrivando al punto di dire “mi hanno detto meglio 10 topi vivi che te viva. ..boh, cioe’, non lo so, dove vivete? Da chi siete stati cresciuti?” Non mi sembra esattamente una posizione inattaccabile. Una decostruzione potrebbe essere “Se mettete in dubbio che io, in quanto essere umano, valgo almeno dieci volte un topo, allora siete pazzi.” Ripeto per chiarezza: aborro inutili insulti e cattiverie gratuite, ma. C’e’ sempre un ma: sebbene ognuno abbia diritto alla propria opinione, nel momento in cui fai declamazioni pubbliche sei soggetto ad un certo tipo di feeback, che non puo’ essere sempre positivo.

– Punto C: nonostante vengano piu’ volte nominate delle “minacce di morte”, fra tutti i commenti resi pubblici io ho notato solo auguri di morte. I quali risultano decisamente piu’ neutrali, ma non fanno altrettanta notizia. Sara’ il mio cervello antispecista bacato, ma trovo una grossa differenza fra il dire “Spero che tu muoia” e “Faro’ in modo che tu muoia”. Il secondo e’ un reato, il primo a quanto mi risulta non lo e’, sebbene sia comunque di pessimo gusto. Ma, in fondo, quando mai hai un’occasione simile per spalare fango sugli animalisti?

– Punto D: La questione imperante del cosidetto “double standard”, cioe’ il semplice fatto che se un’associazione animalista utilizza l’immagine di un animale sofferente per far leva sull’empatia della gente si tratta di un becero trucco per influenzare i fessi e gli ignoranti, se lo si fa a favore della sperimentazione animale improvvisamente chiunque non cambi idea e’ un cinico nichilista malvagio. Personalmente, non vedo nulla di male nell’utilizzare immagini e situazioni forti (purche’ reali) ma mi turba la mancanza di coerenza dimostrata da taluni gruppi.

– Punto E: L’identificazione di un gruppo diventa una questione di convenienza. Sembra quasi che “l’animalismo” sia un’associazione gerarchica, e si e’ persino suggerito che la LAV prenda provvedimenti in riguardo. Provvedimenti? In che modo? Sono attivisti LAV queste persone? Non si specifica, ne dubito fortemente. Ma non e’ questo il punto: identificando un intero movimento con le sue frange piu’ scomode e’ solo un pretesto per discreditare il movimento, e le idee su cui si poggia, nella sua interezza. E’ un trucco vecchio come il mondo: se il vicino di fede islamica ti infastidisce, tu lo chiami talebano. Se un animalista ti infastidisce, tu lo chiami… sempre talebano? Vabbe’, evidentemente c’e’ scarsita’ di immagini negative di questi tempi.

 

Insomma, chi si aspettava un discorso costruttivo fra le due parti e’ rimasto come al solito deluso. Ogni gruppo, sufficientemente rumoroso, presenta al suo interno una minoranza rumorosa, irruente e spesso controproducente: cosi’ e’ la vita (o meglio, cosi’ e la razza umana). L’attenzione dei media pare tristemente dedicata solo a questa minoranza, perche’ puntare il dito verso i “fondamentalisti animalisti” e’ una condanna implicita e mette in pace il cuore dell’ascoltatore, che automaticamente si sente nel giusto a sostenere il sentito comune. Ascoltare invece chi da anni predica per le strade, parlando con toni civili e rispettosi (magari quando invece vorrebbe urlare) non e’ interessante, perche’ la’ si tratta di ascoltare e chissa’, magari anche ammettere di aver torto.

Luca Menghini

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