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Il sacrificio di Excalibur, altra infamia umana.

Davvero quasi ogni giorno arrivano conferme inequivocabili che degli umani, qualsiasi incarico e funzione essi svolgano, non c’è da fidarsi, salvo rare, rarissime, quasi inesistenti eccezioni.

La cattura e l’abbattimento del cane di Teresa Romero, la sfortunata infermiera che combatte contro la malattia contratta curando un malato di Ebola, costituisce un’altra violenza che fa rivoltare anche i neuroni cerebrali.

A Madrid inizialmente sei persone sono state poste in isolamento e 84 in osservazione. Ad oggi 17 sono i casi sospetti e continua il massimo impegno al fine di rilevare tempestivamente gli eventuali casi di contagio. Le devastanti notizie che arrivano da tutto il mondo evidenziano il grave pericolo rappresentato dal subdolo diffondersi della malattia Ebola, ma occorre lucidità nel valutare i fatti e sopra tutto obbiettività nell’assumere decisioni inappellabili e definitive.

Gli appartenenti alla sfortunata famiglia, nonostante la preoccupazione per la loro stessa sopravvivenza, hanno rivolto reiterati e pressanti appelli affinché il loro cane Excalibur fosse accudito da qualcuno durante la loro forzata assenza.

Allora le autorità hanno deciso di abbatterlo. Nonostante il divieto della famiglia, nonostante l’opposizione del legale della famiglia Romero e nonostante le 400.000 firme raccolte in poche ore con la petizione lanciata dal marito dell’infermiera, la stupidità umana ha avuto il sopravvento.

Excalibur è stato catturato dagli agenti armati in mezzo alle proteste degli animalisti e portato in una clinica dove è stato ucciso con una iniezione.

Beh, diranno i benpensanti, c’è dimezzo la salute pubblica! Io dico che fino a quando la gente avrà questo tipo di reazioni non c’è speranza di vita neppure per l’uomo. Il contenuto di onnipotenza e di aggressività che l’uomo ha connaturato lo condurrà ad un collasso generale, poiché oggi, diversamente dal passato, i mezzi micidiali di distruzione sono disponibili ovunque. Se non vi sono regole morali che guidano i nostri atti non c’è speranza per nessuno. Certamente nella vicenda Excalibur l’obbligo di mantenere un comportamento oggettivo e morale non è neppure stato pensato e si è posto in essere un atto violento per la cui immoralità nessuno pagherà, perché la società umana lo ha reso legale! La legalità senza moralità è essa stessa origine di ingiustizie, come infatti si è verificato nel caso del povero Excalibur che non ha avuto neppure il conforto di una carezza dei suoi compagni umani prima di morire. Eppure la sua vita doveva essere stata generosamente dedicata al suo branco di umani, creando con loro un armonioso gruppo, al cui interno vi era un profondo, silenzioso scambio di affetti. Umani che nella natura non avrebbero certamente esitato a difenderlo fino allo stremo, ma niente possono contro le distorsioni della nostra società che rende possibili atti infami in piena legalità.

Dobbiamo considerare i fatti e non le fobie.

Il cane era sano, non mostrava alcun segno di malattia. Non si è provveduto a porlo in osservazione. Non si è neppure fatto dei test per verificare se fosse portatore sano del virus. Niente di niente, la nostra serena ipocrisia ci impone di non pensare e di credere di avere l’arbitrario diritto di uccidere per …..boh, anche per nulla, non c’è neppure la necessità di ricercare un motivo. Anzi, se avessero fatto il test ed il cane fosse risultato non contagiato, non avrebbero potuto ucciderlo, invece col sospetto si giustifica anche l’assassinio di un innocente. Sui giornali hanno scritto eutanasia anziché assassinio, è un’altra prova della nostra soporifera ipocrisia. Eutanasia è la morte procurata ad un essere atrocemente sofferente, Excalibur doveva e voleva vivere sano e libero il resto dei suoi giorni.

Si uccide e basta, adesso l’opinione pubblica è più tranquilla. Può continuare a credere in un apparato efficiente che sa cosa fare per difendere la popolazione. Siete degli illusi. Non sanno cosa fare e hanno eliminato il cane per dare un segnale qualsiasi, intanto fidano che la gente non si chiederà: ma che tipo di segnale è?

Dopo l’uccisione il cane è stato cremato subito, se ci fosse stato anche il solo sospetto di qualcosa scientificamente rilevante avrebbero per lo meno accertato che fosse stato contagiato. In particolare coloro che hanno disposto l’abbattimento non avrebbero certo trascurato un elemento a favore della loro indecente decisione. Invece niente, l’incoerenza è lampante e conferma che si è ucciso senza un perché. Ad oggi non ci sono evidenze scientifiche della trasmissione da uomo ad animale e viceversa. La scienza non ha risposte su questo importante quesito. Intanto viene deciso di uccidere un cane senza prove dell’avvenuto contagio, né prima in vita, né dopo la morte. E’ evidente la crudeltà di un assassinio senza motivo, in linea perfetta con quanto ogni giorno avviene nel sistema dello sfruttamento animale.

Il giudice che ha deciso l’abbattimento sarà pure stato infastidito di dover occupare un secondo della sua giornata per porre la firma su un foglio dal contenuto così irrilevante. Uccidere un cane! E’ una faccenda che non merita attenzione, in particolare nella cultura spagnola che ancora gioisce se scorre sangue per divertimento: lo scempio della corrida, le corse dei levrieri galgos dalla terribile fine, e i tanti festini paesani la cui unica attrattiva è la violenza su animali.

Ricordate la caccia alle streghe e agli untori? Persecuzioni di innocenti senza aver accertato alcun motivo serio. Emotività popolare convogliata per distrarla dai veri problemi e dalla incapacità ad affrontarli da parte delle Autorità. Trovo molte somiglianze tra le sevizie del passato e la orribile soppressione di Excalibur. Se la fobia avanzerà ancora, con lo stesso principio si perverrà ad uccidere il vicino di casa, il resto del collasso avverrà da solo. Quanto sta già succedendo nel mondo ad opera di umani lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Dobbiamo frenare la nostra violenza, ad iniziare da quella perpetrata contro gli animali, che ogni giorno ne subiscono orribili conseguenze. Se non saremo in grado di difendere le altre specie, non potremo difendere neppure la nostra.

«Finché ci saranno macelli, ci saranno campi di battaglia.» (Lev Tolstoj, 1828-1910)

Per Excalibur non possiamo fare più niente, ma dobbiamo denunciare un altro insopportabile episodio della assurda violenza umana, esercitata continuamente, per qualsiasi motivo strumentalmente definito giusto da noi umani. Il tutto nella massima indifferenza generale e senza alcun fremito etico in favore degli altri animali, in gran parte mammiferi come noi, che biologicamente ci assomigliano in modo quasi perfetto e sopra tutto hanno anch’essi l’individuale, inalienabile, intangibile diritto alla loro vita naturale. E’ un diritto che preesiste a tutte le nostre sovrastrutture culturali, giuridiche e religiose, perché costituisce il diritto esistenziale di fronte al quale tutte le specie sono equivalenti.

Arriverà la revisione dei nostri comportamenti prima del collasso generale? Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo noi, con i pochi mezzi a nostra disposizione, cerchiamo di far pensare e di aprire le coscienze. Positivi risultati ci sono, l’evoluzione sta lentamente avvenendo, ma è quasi nulla davanti alla immane catastrofe del nostro modo di vivere.

Marco Ciuti

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