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Questo articolo inizia con una dichiarazione infiammatoria: io non amo gli animali. Ecco, l’ho detto. Io amo gli individui che mi sono vicini. Io provo una naturale simpatia per i cani, e trovo facile rapportarmi con loro. Ma non amo tutti gli animali, non-umani o meno. Forse non sono spiritualmente illuminato, forse sono malvagio. O forse sono semplicemente normale.

Perche’ ho sentito il bisogno di dire questo? Perche’ noto come il movimento animalista, e anche quello anti-specista, sta sviluppando la propria retorica intorno a parole come “compassione” e “amore” e questo personalmente non mi piace. Non e’ che non mi piaccia che si sviluppi una retorica: avere un modo per esprimere delle idee che si suppongono condivise in maniera elegante e’ di certo uno strumento necessario per un qualsiasi gruppo che fa proselitismo, purche’ tale retorica risulti essere corretta e non fallace.

Il problema e’ proprio il basare l’idea che per non seviziare qualcuno bisogna amarlo. Non e’ vero. Io non amo Tizio Caiosempronio, anonimo cittadino di Roma, abitante in Via Tal dei Tali, ma se qualcuno mi raccontasse di averlo torturato nonostante la mia completa indifferenza fino a questo momento per l’individuo (non sapevo neppure esistesse) reputerei tale atto ingiusto e farei ogni cosa in mio potere perche’ egli ottenga giustizia. Proverei rabbia, di certo, ma quella e’ una mia personale reazione.

Ed e’ anche vero che non e’ necessario compatire qualcuno per rifiutarsi di fargli del male. La compassione e’ un sentimento di certo nobile, questo lo condivido, ma non e’ comune a tutti e basandosi sull’empatia sono necessari uno sforzo immaginativo o la condivisione di alcune esperienze dolorose perche’ la compassione risulti essere autentica: un esempio estremo potrebbe essere il seguente: se uno non ha esperienza alcuna del dolore fisico, gli risultera’ difficile comprendere cosa sta passando chi il dolore lo subisce ogni giorno. Quindi questo non si puo’ e non si deve pretendere da tutti. Quello che invece si puo’ e si deve pretendere da tutti, nessuno escluso, e’ il rispetto per il concetto astratto di giustizia e le norme morali che da esso derivano. E parte di un sistema “giusto” e’ il principio secondo il cui ogni individuo ha diritto a non essere sottoposto a dolore di natura fisica o psicologica per decisione altrui. Insomma, il vecchio adagio “la tua liberta’ finisce dove inizia quella degli altri”, per capirci.
Ricapitolando, il problema e’ che le emozioni sono di natura personali e non si possono pretendere: uno ama qualcuno o non lo ama, una persona e’ arrabbiata o non lo e’, una persona e’ triste o non lo e’. Si puo’ cercare di istigare un’emozione, ma le emozioni vanno e vengono, sono passeggere e se frutto di un’istigazione non rimangono a lungo. Al contrario, il seguire o meno un codice morale e’ una scelta consapevole che viene posta ad un individuo e in quanto tale il rifiuto di fare tale scelta e’ condannabile.
Secondo me il movimento non si puo’ basare su concetti cosi’ relativi, anche perche’ non e’ necessario includerli: quello di cui gli animali hanno bisogno non e’ amore, ma giustizia. Rifiutarsi di mangiare un animale non e’ un atto di compassione: un atto di compassione sarebbe mettersi in pericolo per salvare qualcuno da una sorte di cui non abbiamo in nessun modo colpa. Si tratta di semplice e basilare giustizia. Se un amico mi restituisce una somma di denaro che mi deve, non si tratta di generosita’, ma di correttezza. Sono due cose differenti e, mentre la prima e’ sempre la benvenuta e viene vista di buon occhio, non la si puo’ pretendere. La seconda certamente si’, ed e’ per questo che ritengo che l’essere vegani sia un dovere e non un merito.

La conclusione e’ dunque questa: lo stile di vita vegan e il rispetto per la vita altrui non sono esclusiva di persone illuminate ed evolute. Esso e’ il minimo sindacale che si deve pretendere da ogni persona da qui in avanti. L’essere vegan non e’ aiutare gli animali: e’ il rifiutarsi di danneggiarli. Sicuramente adottare uno stile di vita vegan e fare attivismo puo’ essere conseguenza di un genuino amore per tutte le forme di vita, e se e’ cosi’ tali persone hanno di certo la mia piu’ sincera stima.

Ma anche senza l’amore, senza la compassione, senza l’empatia, l’essere vegan risulta essere comunque una scelta obbligata dalla coerenza e dal buonsenso.

Luca Menghini

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