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Rifiutate la strage degli agnelli

In occasione della festa della Pasqua, festa della Resurrezione, dovrebbero risorgere anche le nostre coscienze, evitando di essere complici della strage di agnelli e capretti per la inutile e crudele tradizione di imbandire le nostre tavole con il corpo di innocenti.

Invece la maggior parte dei famelici consumatori trovano normale acquistare la loro “dose” di carne in una vaschetta bianca, asettica, incellofanata, e ordinatamente allineata nel banco frigo, con decine di altre confezioni messe comodamente a disposizione degli avventori. Tutto appare semplice, l’unico problema che sembra riguardarci è leggere sull’etichetta il prezzo e le altre macabre informazioni, tipo luogo e data di macellazione, poi passare alla cassa.

Questo è un ordinario esempio di incosciente automatismo quotidiano. Ben altre sono le informazioni che dovrebbero esserci sull’etichetta; ad esempio dovrebbe esserci una bella foto dell’agnellino durante la sua brevissima vita insieme ad un’altra, quando scannato, grondante sangue, ha i convulsi movimenti della sua lunga e sofferta agonia. Ed ancora sarebbero informazioni insufficienti per rendere edotti i consumatori, intorpiditi dalle tradizioni, sulla drammatica storia di quella vaschetta prima di finire nelle loro mani.

Quella vaschetta, che con tanta noncuranza vi apprestate a portare a casa vostra, ha una storia che inizia alcuni mesi prima. La mamma di quell’agnellino è stata artificialmente inseminata in modo che il parto avvenga in data utilizzabile per l’uccisione dell’agnellino nel periodo pre-pasquale. Ovviamente lo scopo di chi sfrutta questa occasione è cinicamente quello di procurare per sé un maggior guadagno in prossimità della Pasqua. Dopo 5 mesi di gestazione nasce questo meraviglioso esserino gioioso che ha il diritto di vivere il suo futuro come la natura gli ha riservato, comprese le cure amorevoli della mamma fino alla propria autonomia. Invece è purtroppo molto diverso il destino che la diabolica filiera commerciale di produzione della carne riserva crudelmente all’agnellino. Lo sventurato vive al massimo 30 giorni, perché viene ucciso quando ancora succhia il latte della mamma. Ancor prima del primo filo d’erba, arriva il coltello del boia. La procedura di uccisione è un dramma nel dramma. Gli agnellini vengono rinchiusi in massa in recinti dai quali tentano in ogni modo di scappare per ritornare dalla mamma di cui sentono i richiami disperati. Ma nessuno sarà graziato. Spesso vengono ammassati su camion per lunghi viaggi, talmente disagiosi che molti muoiono durante il tragitto per le ferite e la mancanza di cibo. Spesso prima della mattanza vengono illegalmente appesi per le zampe a “mazzi” di 10 per la pesatura, il peso di questi esserini è di circa 10 chili lordi. Poi a forza sono rinchiusi in luoghi impregnati dall’odore di sangue, dalle urla dei crudeli macellai e dalla disperazione di chi sta già morendo. Nel periodo pasquale si concentra la parte più numerosa delle macellazioni di ovini (circa 900.000 in Italia!!!!!) e il tempo a disposizione dei soggetti (non riesco proprio a definirli persone) incaricati della carneficina non consente la cura delle procedure, per cui lo stordimento preventivo li lascia spesso coscienti fino a quando, dopo lo sgozzamento, la morte sopraggiunge per dissanguamento con lunga e penosa agonia.

Io voglio continuare a credere che se la realtà di questa tragica tradizione dell’agnello pasquale fosse nota pubblicamente, la maggior parte di noi resterebbe orripilata da tanto scempio. Invece tutto avviene nel modo più oscuro possibile, sotto silenzio, il massacro di vite innocenti non interessa, è più importante che si continui a consumare e che lo strazio di nostri simili, esseri viventi, senzienti, mammiferi come noi, continui a produrre guadagno per gli sfruttatori. Dobbiamo ribellarci, riprenderci la nostra coscienza, allontanarci dal pericolo di uno stile di vita dannoso e crudele, narcotizzato da consuetudini e da pubblicità.

Non c’è davvero nulla di più immorale che torturare e uccidere per fare festa!

Spesso viene dichiarato che il comportamento umano è fondato su giustizia, amore, pietà, generosità, magnanimità, mentre nella realtà ci avventiamo sugli agnellini, esseri che sono l’esempio stesso di tenerezza e di innocenza, tale da riconoscerlo come simbolo della pace. Chi può aver immaginato che vi sia giustizia in una tradizione che è la causa della loro uccisione? Anche la Chiesa Cattolica sempre più spesso richiama alla necessità di un comportamento responsabile nei confronti del creato di cui, ci viene ricordato, siamo i custodi, pertanto dobbiamo conservare e non uccidere. Papa Benedetto XVI, nel 2007, negò che Gesù abbia mangiato agnello durante l’ultima cena. Gesù era della stirpe degli Ebrei Esseni, vegetariani osservanti.

Agire con coerenza e consapevolezza è requisito necessario per vivere la nostra vita con dignità. Iniziamo a chiederci se le nostre abitudini alimentari dipendono da una libera e consapevole scelta personale o siano la pigra acquiescenza ad abitudini altrui, che abbiamo passivamente acquisito.

Allontaniamoci da tutto ciò che contiene inutile violenza e a Pasqua, ma non solo, lasciamo vivere in pace gli agnellini e tutti gli altri esseri viventi che come noi hanno il diritto a vivere la loro vita e non portiamo in tavola il cadavere di creature innocenti che non vogliono assolutamente morire. Ci sono mille modi per festeggiare le ricorrenze religiose senza avere sulla coscienza il peso di un ingiusto atroce massacro che di certo, se Dio esiste, sarebbe il primo a ripudiare!

Buona Pasqua vegan senza spargimento del sangue degli innocenti.

 

Marco Ciuti

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