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Negli ultimi tempi mi sono trovato, sfortunatamente, ad assistere impotente alla disgregazione di un paio di gruppi di attivisti nella mia zona. Tale genere di evento non e’ per nulla inaudito, e mi ha portato per l’ennesima volta ad avere il seguente pensiero: certo che gli animalisti sono dei gran bisticcioni.

Ma perche’ lo sono? Cosa ci porta, come movimento, ad essere un simile vortice di dissidi, rancori, litigi e quasi totale incapacita’ di collaborazione? E’ questo un problema di fondo dell’animalismo?

Come al solito, dopo essermi posto queste domande, ci ho rimuginato sopra per un po’ di tempo e penso di essere arrivato a delle risposte soddisfacenti: la mia speranza e’ che, rendendo chiaro qual’e’ il problema, si possa piu’ facilmente evitarlo.

Dunque, partiamo da quanto segue: il problema non e’ dell’animalismo in se’, ma e’ una piaga dolente per qualsiasi movimento basato su di un’ideologia autoconsistente. Autoconsistente significa essenzialmente non contradditoria e logicamente costruita: se l’ideologia e’ cosi’ strutturata (come lo e’ l’antispecismo, per esempio) essa e’ soggetta a libero scrutinio da parte dell’individuo, che la puo’ liberamente modificare in base alle proprie inclinazioni, pensieri ed esperienze. Inoltre, essendo il seme dell’ideologia la logica e non l’interesse personale essa risultera’ nel piu’ dei casi (e qui e’ ancora esempio lampante l’antispecismo) inconveniente e incompatibile con il quieto vivere. Questo e’ da intendersi come segue, nell’esempio dell’antispecismo: un’applicazione totale dei precetti dell’antispecismo risulterebbe nella rinuncia di ogni contatto e ogni interazione con la societa’, in quanto essa e’ irremidiabilmente compromessa dall’abuso sul quale si fonda. Un esempio ancora piu’ specifico potrebbe essere il seguente: l’antispecista dovrebbe rifiutarsi di mangiare qualsiasi alimento distribuito da una societa’ che distribuisce carne e/o prodotti animali. Ma anche in questo caso un nuovo problema si pone: che dire dei lombrichi tagliati dalle zappe, che dire degli animali le cui tane sono state distrutte per piantare il raccolto? Si nota subito come in questo caso si ha una cosidetta “regressione infinita”, cioe’ la natura dell’ideologia permette di costruire precetti sempre piu’ restrittivi e ardui da rispettare: in tale modo chiunque risulta “attaccabile” poiche’, sebbene uno stile di vita perfetto non sia impossibile a priori, esso risulta talmente improbabile e limitante da essere pressoche’ inesistente.

Tuttavia, nonostante la perfezione non esista, si possono fare dei paragoni e da questo nascono infiniti litigi, in cui un gruppo accusa l’altro di non essere sufficientemente “puro” mentre esso viene accusato a sua volta di essere troppo “estremo” e di allontare cosi’ eventuali simpatizzanti. La natura umana come al solito non aiuta: risultano infatti per tutti evidenti le eventuali mancanze e incosistenze degli altri ma raramente si notano le proprie.

Se poi a tutto questo aggiungiamo tutte le differenze che nascono in materia di strategia di azione (esempio chiave, abolizionismo contro “piccoli passi”) e la miriade di motivi che possono portare due o piu’ persone a litigare anche in contesti meno ideologicamente carichi (rancori personali, differenze caratteriali, etc.) e’ facile vedere come i vecchi gruppi di attivismo si disgreghino quasi alla stessa velocita’ con cui se ne formano di nuovi, impossibilitando la formazione cosi’ di nuclei forti e stabili su cui si possa fare riferimento.

In molti casi chi litiga con qualcun’altro con cui collaborare, ma vi sono anche casi in cui la persona smette del tutto di fare attivismo. Anche nel caso in cui continuasse, mette in situazioni difficili attivisti terzi che magari vorrebbero coinvolgere quanta piu’ gente possibile, costringendolo a fare scelte e cosi’ in qualche modo a schierarsi in dispute che non sono le sue.

Insomma, ci sono mille e uno motivi per cui si puo’ litigare con una persona, anche cara, ma se davvero riconoscete che gli animali hanno bisogno ora piu’ che mai di persone che prestino loro la propria voce, allora capirete che questo genere di battibecchi sarebbe meglio risparmiarseli. O, se proprio non si riesce a non dire certe cose, accettare che nonostante vi siano differenze, si puo’ ancora collaborare per un bene superiore che viene riconosciuto da entrambi. E se, come succede troppo spesso, alla base del litigio ci sta proprio le modalita’ di azione, ricordate che qualsiasi tipo di azione e’ meglio dell’apatia in una grandissima, preponderante e schiacciante, percentuale dei casi. Se la scelta deve essere fra il compromesso e il nulla, questo e’ uno dei casi in cui il compromesso e’ di gran lunga preferibile. (Naturalmente c’e’ compromesso e compromesso, e’ ovvio che qui sto discutendo di persone che, in un modo o nell’altro, cercano tutte di condurre il mondo verso uno stile di vita almeno vegano.)

Ricordate inoltre che se qualcuno sta facendo volontariato e attivismo per una causa che non gli frutta alcun vantaggio, e’ assai probabile che sia una brava persona e che qualsiasi torto riteniate vi abbia fatto non sia per nulla deliberato e ingiustificato. Cerchiamo di venirci incontro: e’ fondamentale capire che siamo tutti dalla stessa parte. Per questo motivo altre lobby come quella venotaria riescono a contrastarci in maniera efficace nonostante i numeri notoriamente piu’ ridotti: la loro ideologia non chiede ulteriori elaborazioni e per questo e’ facile trovarsi d’accordo. Vuoi sparare agli animali? Bene, sei dei nostri!

Insomma, il riassunto potrebbe essere il seguente: la discussione e’ di certo augurabile perche’ ci permette di crescere e di confrontarci, ma se questa discussione genera rotture che si traducono in una ridotta azione allora forse e’ meglio evitare.

Luca Menghini

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