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Tante “amene” finalità, quali alimentazione, divertimento, pseudoscienza, tradizione, vestiario, cosmetici, arte, ecc. spingono l’uomo ad uccidere i suoi simili, animali di altre specie. Ora è stato ufficializzato dalla FAO (Food and Agricolture Organization of the United Nations) che anche lo spreco è un rilevante motivo di strage che raccoglie circa il 30-40 % delle produzioni.

Ovviamente la FAO, che si occupa di fame e malnutrizione, ha considerato solo la alimentazione, ma lo spreco è certamente trasversale e comune anche a tutte le altre “amene” finalità di cui sopra.

La FAO, nel suo rapporto “L’impronta ecologica degli sprechi alimentari: l’impatto sulle risorse naturali”,  si preoccupa degli effetti dello spreco sulle risorse disponibili nella prospettiva di un fabbisogno crescente del 60% entro il 2050, dell’impatto ambientale, della perdita di risorse economiche pari a 750 miliardi di dollari l’anno, della fame nel mondo ecc.. Ne esce una prospettiva certamente molto preoccupante, ma, come si suol dire:”mal voluto non è mai troppo”, nel senso che se l’economia del mondo è impostata sulla produzione crescente di beni, anche lo spreco fa crescere il PIL (Prodotto Interno Lordo), questo feticcio moderno che contribuisce alla felicità solo statistica di tutto il globo.

A mio avviso, l’aspetto su cui è necessario meditare, non degnato di una riga nel rapporto FAO, è quello morale. Non solo per le povere, disgraziate e inconsapevoli persone che a milioni sono costrette a soffrire la fame e a morirne, ma per l’assoluta indifferenza con la quale viene realizzato lo spreco di esseri viventi e quindi della essenza stessa della vita.

In modo asettico il rapporto della FAO precisa : “Il volume globale dello spreco di cibo e’ stimato in 1,6 miliardi di tonnellate di ”prodotti primari” mentre lo spreco di cibo commestibile è pari ad 1,3 miliardi di tonnellate. Mentre nel mondo avanzato il grosso dello spreco deriva dagli acquisti eccessivi dei consumatori, nel terzo mondo il problema sono i sistemi inefficienti di coltivazione e magazzinaggio. …, le regioni ad alto reddito sono responsabili di circa il 67% di tutto lo spreco di carne. ….. In Italia si gettano ogni anno quasi 5 milioni di tonnellate di cibo (76 chili a persona), anche se la crisi, negli ultimi cinque anni, ha ridotto del 25 per cento gli avanzi che finiscono nel bidone della spazzatura”.

In quelle cifre, insieme a vegetali, cereali, zuccheri, oli, ecc. ci sono miliardi di esseri viventi torturati, uccisi e quindi gettati nel bidone della spazzatura. Anche i prodotti derivati dalla sofferente esistenza di altri miliardi di animali sono confusi in quelle cifre dello spreco globale.

Noi animalisti conosciamo la tragica sorte quotidiana di tanti animali sprecati, quali le migliaia di pulcini maschi negli allevamenti delle galline ovaiole triturati vivi, i bufali maschi, negli allevamenti dei caseifici della osannata mozzarella, lasciati morire di fame per non distogliere dalla produzione il latte con il quale sarebbe invece un loro indiscutibile diritto naturale di alimentarsi. L’elenco può, ahimè, protrarsi quasi all’infinito.

Di fronte a tanta crudeltà non è possibile evitare un brivido di orrore, anche dell’orrore di appartenere a questa atroce specie. Ecco, quindi, un valido motivo per essere antispecisti.

Pur trovando assolutamente ingiustificabile qualsiasi motivo di uccisione, occorre chiedersi: chi e come può uccidere per spreco? Ed ancora, perché una così importante organizzazione internazionale come la FAO non si sente in dovere di, quantomeno, accennare alla barbarie criminale delle uccisioni per spreco? Dimenticanza? No, peggio, indifferenza. Qui non si tratta di essere vegetariani e animalisti, si tratta di ragione. Qui la pancia e la gola non c’entrano, si parla di sprechi, non ci sono alibi, c’entra solo l’immoralità dei nostri abituali e devastanti consumi incoscienti e biechi. Nel complesso è una riprova di quanto sia abominevole la nostra specie, non i soli comportamenti, proprio la sua essenza è abominevole, priva di scrupoli e crudele.

L’umanità è una banda armata contro la natura.

L’umanità esiste solo come specie animale, invece è inesistente come comunità rispettosa dei diritti naturali.

L’umanità è peggio di qualsiasi bestialità perché compie crimini con libero arbitrio, premeditatamente ed intenzionalmente, mentre la violenza delle bestie è, all’attuale livello delle nostre conoscenze, causata dall’istinto.

L’umanità storicamente è disposta a sfruttare ed uccidere il prossimo per interessi personali o collettivi, oggi accentuati dalla sete di successo e dal consumismo.

Successo, consumismo, questi sono i sentimenti che impediscono a molti di prendere coscienza della violenza e della crudeltà dei nostri consumi che distruggono le altre specie animali.

Oggi documenti e informazioni sono alla portata di tutti, la schiera degli animalisti sta crescendo, ma è ancora una goccia nello sconfinato oceano di coloro che preferiscono non pensare per non dover porre la propria ragione in contrasto con i propri comportamenti violenti e distruttivi. Senza conoscenza si è felici. Brutali, sanguinari, crudeli, ma incoscientemente felici.

Noi animalisti soffriamo infinitamente per la conoscenza delle tante offese agli animali, contro le quali siamo, purtroppo, troppo spesso inefficaci. Non riusciremo mai a sostenere lo sguardo di un animale sfruttato e consapevole di essere condotto al macello, perché in quanto appartenenti alla specie umana ci sentiamo di condividerne le grandi responsabilità, ma l’impegno nel contrastarle con azioni e stile di vita ci rasserena nel nostro rapporto con la natura. Non saremo felici, ma neppure colpevoli, non partecipiamo al dispregio ed allo spreco della vita, non abbiamo sangue in bocca e la nostra coscienza è più leggera.

Marco Ciuti

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